Esistono luoghi involti da un misterioso alone di Magia,
non visibili al normale sguardo dell’uomo…
celati tra le acque trasparenti di fonti e di sorgenti,
o tra il vento impetuoso e sottile che fruga tra le foglie dei boschi…
dissimulati con la linea dell’orizzonte o mascherati sotto i nostri piedi…
tra le fronde di un maestoso albero,
o tra l’acqua cristallina di una piccola cascata montana…
spazi dove le cose invisibili si svelano all’improvviso,
dove il tempo è infinitamente possibile,
dove non esistono limiti alla meraviglia e allo stupore.
Universi che esistono al di là dei nostri normali sensi, oltre il Tutto…
sono i luoghi dell’incanto e dell’ispirazione,
i mondi fantastici dove ancora vivono Gnomi, Folletti e Fate…
mondi paralleli senza nome, chiamati semplicemente Mondi di Mezzo.
I Regni Fatati difficilmente appaiono, ma soprattutto sono in pochi,
coloro che hanno il privilegio di vedere gli Esseri che li animano…

Durante certe particolari notti, quando la Luna piena illumina il vespro con una luce opalescente e dorata, è più facile scorgere i luoghi abitati dalle Fate. Se si osserva con attenzione, lasciandosi trasportare dalle soavi sensazioni che soltanto la Natura sa donare, è possibile scorgere nel buio della notte, risplendere miriadi di luci scintillanti: sono le Fate che danzano alla Luna.
Il Piccolo Popolo ama la notte, poiché l’oscurità dona guida e mistero. Gli Esseri di Luce si animano appena oltre il nostro campo visivo…
Immaginate uno stile di vita in cui la saggezza si sviluppava attraverso storie narrate più volte nottetempo, ed in cui le immagini venivano trovate nei lunghi silenzi dell’inverno. Il crepuscolo cala silenziosamente al tramonto ed è la soglia degli inizi. Le cose appena nate vengono forgiate durante la notte. Come un grembo che protegge la Terra e coloro che la abitano, le tenebre donano un sicuro passaggio verso il nuovo…

Gli affascinanti Regni in cui vivono le Fate, sono stati da sempre cercati da tutti gli uomini e da tutti i popoli.

Dove si trova il Regno delle Fate?
A volte appena sopra l’orizzonte, a volte sotto i nostri piedi…
in ogni paese del mondo c’è un Regno delle Fate.

Il Regno delle Fate può svelarsi all’improvviso in qualsiasi luogo,
luminoso e scintillante, e sparire con la stessa rapidità.

Terrapieni forti e colli antichi, sono dimore tradizionali delle Fate e, a riprova di ciò, la parola gaelica che indica le Fate è Sidhe, che letteralmente significa “popolo delle colline”, e con cui si indica anche il Mondo di Mezzo, la Terra delle Fate.
Ogni collina ha il suo Re e la sua Regina; di solito, però, questi ultimi sono legati da un vincolo di fedeltà ad un Gran Re, dei quali il più conosciuto, l’Oberon dei poemi cavallereschi medievali, deve la sua bassa statura ad una maledizione che gli fu lanciata durante il battesimo.
La vita degli Esseri Fatati è in genere socialmente regolata in modo gerarchico. Ogni singola comunità, sia che si tratti di poche unità familiari o di gruppi molto vasti, risponde dunque ad un suo Re ed una sua Regina, che a loro volta rispondono del loro operato ad un Gran Re ed una Grande Regina, che governano sull’intero Mondo Feerico.
Esistono tuttavia anche creature di questo Regno che amano vivere in completa solitudine, pur non sottraendosi in questo modo alla sovranità del Gran Re e della Grande Regina, come ad esempio i Leprechaun e le Fate stesse.

La Regina delle Fate è la più splendida creatura che si possa immaginare: ha una lunga chioma dai riflessi d’oro e grandi occhi azzurri. Le sue vesti sono opera dei più abili ragni della foresta, che tessono per lei tenuissimi veli. Questa Sovrana possiede una magica bacchetta che adopera solamente per il bene dei suoi sudditi: le Fate, gli Elfi e tutto il Piccolo Popolo.
Alla vigilia del compleanno della Regina, affinché tutto sia perfetto le Fate assaggiano i dolci sciroppi delle bacche, e le chicche di nettare di fiori preparate da tempo per la festa. Un grosso fungo rosso sporgente dal tronco funge da baldacchino e da balcone.
Nella gran sala da ballo sulla collina regnano fervore ed operosità, per la grande festa che gli Esseri Fatati danno, una volta all’anno, in onore della loro bella Regina. Elfi e Fate sono al lavoro un po’ dappertutto. Le foglie degli alberi ed i cespugli devono essere ripuliti a dovere, Fate ed Elfi preparano i rinfreschi per la festa della Regina e raccolgono nel bosco fragole e mirtilli.
C’è chi costruisce una piccola carriola con due foglie, e con la corolla di una margherita che fa da ruota. Quando tutto è pronto, gli Elfi si divertono allegramente giocando al salto della cavalletta, rivelandosi abilissimi saltatori. Le Fate danno gli ultimi ritocchi alla loro acconciatura per la festosa serata, indossando una setosa foglia di rosa come copricapo.
Scendono così le ombre della notte. Dalla grande sala da ballo delle Fate giungono le prime note di un’incantevole melodia. Le Fate danzano e cantano in coro vestite di veli multicolori, comparendo e sparendo tra gli alberi ed i cespugli, come un fantastico arcobaleno, mentre nel bosco si propaga l’eco delle melodie che una bella Ninfa trae dalle corde del suo violino.
Mentre le Fate danzano e cantano, gli Elfi battono ritmicamente il tempo con le loro mani. Il vento porta lontano le soavi canzoni delle leggiadre Fate e la dolce melodia sembra voglia giungere sino alle lontane città degli uomini…
La posizione del Regno delle Fate è da sempre oggetto di estenuanti ricerche. C’è chi crede che il loro Regno sia collocato all’esterno del nostro mondo, e che sia raggiungibile soltanto durante quelle notti in cui la Luna piena emana una delicato bagliore dorato. Solo allora, infatti, lasciandosi trasportare dall’atmosfera magica, sarà possibile vedere delle luci che danzano soavemente al ritmo di una musica suonata da liuti e flauti: tali luci, non sono altro che Fate.
Se le piccole creature si dimostrano riluttanti ad uscire allo scoperto, si può comunque trovare l’entrata del loro Regno camminando intorno al luogo in questione ben nove volte. Un altro modo piuttosto efficace per scoprire dove dimorano le Fate è quello di recarsi su una collina cava (dimora per eccellenza delle Fate), e posare l’orecchio sul terreno, in modo da lasciarsi guidare dal suono delle loro musiche e dei loro canti. Le Fate, ad ogni modo, preferiscono abitare luoghi ricchi di magia ed attorniati dalla Natura selvaggia, per cui non è difficile avvistarne qualcuna presso caverne, boschi, sorgenti o rocce. Le pareti delle caverne scelte dalle Fate come dimora, trasudano gocce dorate…
Alcune Fate preferiscono una vita più solitaria e per questo si rifugiano su delle isole, circondate dalle acque fredde di un lago. Le isole abitate dalle Fate non sono, tuttavia, tutte uguali e non sono sempre visibili agli occhi degli uomini: alcune di esse galleggiano sull’acqua, altre sono nascoste sotto la superficie e spuntano solo di notte; altre ancora, compaiono una volta soltanto ogni sette anni. O ancora, parecchi metri sotto l’acqua ma, solo in apparenza, la zona dove sorge l’isola è completamente asciutta, circondata da un muro d’acqua a mo’ di scogliera.
Queste isole sono dei luoghi magici in cui non esiste l’alternarsi delle stagioni, non esistono l’inverno, il freddo o la siccità, perché vi regna sempre la primavera. Su queste isole fatate, uno dei temi che ricorrono più di frequente nella mitologia europea è quello di essere le Isole dei Beati, o Isole Fortunate, che si trovano oltre i luoghi dove tramonta il sole. Non esistono le malattie né la vecchiaia, non vi è la necessità di lavorare perché tutto cresce in abbondanza, gli alberi sono sempre carichi di frutti ed il raccolto è sempre abbondante. Lo scorrere del tempo è irrilevante.
In questi magici luoghi tutto è felicità, pace e abbondanza.
Per molti secoli si è creduto che la misteriosa Terra delle Fate si collocasse in una zona geografica reale, con il potere di spostarsi a seconda dei desideri dei suoi abitanti. I Gallesi pensavano fosse situata a Nord della loro terra montagnosa e, in seguito, nella misteriosa penisola occidentale del Pembrokeshire, impervia e velata dalle nebbie. Più tardi la collocarono su di un’isola del canale di San Giorgio, dove si narra venisse talora scorta dai marinai. Per secoli sono stati riportati i racconti di chi vi sbarcò, e non ne fece più ritorno.
Gli Irlandesi chiamarono Hy Breasail l’isola fantasma che, secondo loro, si trovava ad Ovest, mentre i Britanni sostenevano che l’isola fantastica fosse l’Isola di Man, ricchissima fonte di tradizioni elfiche. L’Irlanda è il Paese delle Fate per eccellenza: l’Isola di Smeraldo ha tantissime tradizioni e leggende sulle Fate che ancora oggi, in un Paese dove, a parte Dublino, non ci sono grandissime città, hanno un notevole peso. Ma anche Inghilterra e Scozia, con le loro splendide immensità verdi ed i ruderi celtici, hanno una grande tradizione nel campo delle Fate. Pare che gli Irlandesi abbiano più isole, o almeno più nomi per le stesse isole, di chiunque altro. Alcune delle più note sono: Tirfo Thuinn, la “Terra sotto le Onde”; Tire Nam Beo, la “Terra della Vita”; Tir Nang Og, la “Terra della Gioventù”; Mag Maor, la “Grande Pianura”; Tirn Aill, “l’Altro Mondo”; Mag Mell, la “Pianura del Piacere”; Tir Tairngire, la “Pianura della Felicità”.
Al largo della costa del Galles, inoltre, si dice che a volte si possano scorgere i “Verdi Prati dell’Incanto”, una terra che s’intravede appena sotto la superficie del mare, ricoperta di alberi, fiori e grandi distese erbose, e fra gli steli ed i fili nuotano i pesci. Molti laghi del Galles proteggono dal mondo esterno le dimore delle Fate, nascondendole alla vista degli esseri umani. Oppure, come nel caso della Dama del Lago, la superficie d’acqua è soltanto un’illusione, creata per proteggere da occhi estranei ed indiscreti l’ingresso della sua dimora.
L’isola più magica di tutte è, senza dubbio, quella di Avalon.
Secondo la leggendare Artù venne incoronato proprio su quest’isola. In seguito vi fu ricondotto ferito a morte, per essere curato da quattro Regine delle Fate. Tuttora si crede che il re giaccia ancora, con i suoi cavalieri, nel cuore di una collina immaginaria, immerso in un sonno profondo da cui si risveglierà nell’ora del bisogno, per ripristinare il suo regno e governare le sue terre.
L’Isola di Avalon, Terra delle Fate, secondo alcuni si troverebbe in un’altra dimensione, pronta a ricomparire in qualsiasi momento. Circondato da nebbie sottili o illuminato dalla tenue luce del crepuscolo, il Regno delle Fate sfugge continuamente ad ogni definizione possibile, più vicino di un soffio, più lontano di quanto si possa immaginare, appare riflesso in una goccia d’acqua per poi scomparire nel tempo di un respiro…

☪ Le dimore del Regno Fatato ☪

Le Fate vivono non lontane da noi, nelle colline o nei boschi. Dal momento che hanno lasciato la superficie della terra agli uomini, ora le Fate abitano nell’AltroRegno, dove vivono felici e spensierate. La loro presenza soprannaturale dona al paesaggio un’aura vitale, nostalgica ed appassionata, un lirismo sensuale e misterioso che favorisce soprattutto la poesia, la musica e le canzoni. Le colline delle Fate trasmettono straordinarie ispirazioni provenienti direttamente dai Reami Fatati…
Con l’arrivo dei Celti in Irlanda, i potenti Tuatha De Danann, il popolo della Dea Danu, finì per abbandonare la superficie terrestre del Mondo di Mezzo. Scivolarono tranquillamente nell’AltroRegno dove ora vivono felici e gioiosi, in un reame parallelo come vicini degli umani. I Tuatha De Danann vivono all’interno di colline, spesso ancestrali tumuli funerari.
Al calar delle tenebre, alcune colline fatate si animano di luci splendenti, di musica e di allegria. Certe notti, le porte tra i mondi si aprono, in particolare a Samhain (Halloween), che segna l’inizio dell’inverno, e alla vigilia di Calendimaggio che dà l’inizio all’estate.
In queste notti magiche, non è raro incontrare alcune Fate che viaggiano nel nostro mondo e che conducono gli umani fino ai cancelli dell’AltroRegno. Le caverne e i precipizi possono aprirsi e rivelare meravigliosi castelli fatati. Solitamente, gli osservatori e i visitatori discreti e gentili vengono ricompensati, ma coloro che mancano di rispetto alle colline o ai castelli fatati attirano l’ira delle Fate.
Una leggenda del Donegal, in Irlanda, narra di un uomo che ammucchiava torba nella palude. Una sera, recandosi alla palude, s’imbatté in un enorme buco nero nel fango… una grande apertura nel terreno. Vi infilò il suo bastone. Quando cercò di estrarlo, fu trascinato nell’apertura e precipitò in fondo alla voragine. Toccato il fondo, incominciò a camminare e continuò finché non raggiunse un castello, dove trovò molte persone che cantavano allegramente e mangiavano e bevevano. Si sedé con loro ma non toccò cibo, perché se avesse mangiato o bevuto, sapeva che avrebbe corso il rischio di non tornare mai più a casa. La vicina presenza delle Fate anima il paesaggio terrestre di attività vivaci. Insieme agli Spiriti naturali degli alberi, dei fiori e della conformazione del terreno, l’AltroRegno delle Fate imbeve il mondo naturale ed umano di movimento, esuberanza, passione. Il nostro mondo è uno specchio del loro.
Queste energie soprannaturali, che siano Fate o Spiriti della Natura, sono talvolta grandi amiche di poeti, artisti, musicisti e creativi di ogni genere. La presenza delle Fate e degli Spiriti naturali risveglia nel paesaggio che ci circonda le sue qualità più magiche. Dobbiamo essere particolarmente attenti alla presenza degli esseri soprannaturali che abitano questo mondo insieme a noi, la terra è sacra dovunque noi viviamo. Se vivete a contatto con la Natura, soprattutto in luoghi isolati dove le Creature Fatate si sentono maggiormente a loro agio, potreste diventare sempre più consapevoli della loro presenza e della loro vitalità gioiosa ed appassionata.
Una parte dell’immaginario contemporaneo le dipinge come esseri maligni ed intriganti, ma in realtà le Fate sarebbero ben felici di cooperare con noi, condividendo soprattutto ispirazioni, visioni, spensieratezza, canzoni e musica. Purtroppo le Fate, insieme ad altri Spiriti naturali, sono divenute sospettose nei confronti degli umani e, così, guadagnarsi il loro appoggio richiede rispetto e molta cura per la Natura e per gli Spiriti che la abitano.
Nessuno ha mai avuto modo di vedere le case delle Creature Fatate, si sa che alcune di esse amano vivere nei tronchi cavi degli alberi, tra le rocce, nelle caverne o nell’acqua, ma essendo molto gelose della propria riservatezza e dei loro segreti e tesori, non consentono ad alcuno di individuare esattamente le loro dimore. Secondo numerose leggende, però, in tutto il mondo esistono delle colline cave al cui interno vivono le Fate, proprio come in un enorme palazzo lussuoso: queste colline si potrebbero comunque individuare, perché da esse la notte proviene la musica di feste sfrenate. Tuttavia, i pochi che si sono messi seriamente alla ricerca di queste colline lo hanno attuato col solo intento di derubare gli esseri che le abitano, e nessuno di loro è tornato indenne o solamente desideroso di diffondere le informazioni scoperte.
Altri luoghi dov’è noto si trovino le Fate sono i cerchi di funghi, luoghi altamente magici in cui gli Esseri Fatati si ritrovano a danzare. È talvolta accaduto che esseri umani, attratti sul luogo dalla musica, siano stati trascinati in queste danze e ne siano usciti sfiniti. All’interno di questi cerchi, infatti, così come in tutto il Regno delle Fate, il tempo scorre in modo molto più lento che nel mondo umano, e quindi una danza che apparentemente è durata solo qualche minuto all’interno, può avere un corrispettivo della durata di anni al suo esterno.
Gli Esseri Fatati amano molto l’ordine, l’allegria, la musica, i canti ed i balli, la generosità, le Fate sono attratte dagli amanti ed apprezzano le offerte di cibo lasciate per loro, all’interno o all’esterno delle case la notte. Questi Esseri hanno un codice morale decisamente diverso da quello degli umani. Alcuni sono “cattivi” di natura ed incontrarli può essere estremamente pericoloso (spesso più sono belli ed attraenti nell’aspetto, e più sono letali), altri sono solo un po’ dispettosi, mentre altri ancora sono amichevoli ed addirittura servizievoli.
Qualunque sia la loro indole, ad ogni modo, si aspettano di essere trattati dagli esseri umani con attenzione e riguardo, ma non ricambiano necessariamente la stessa cortesia. In particolare, essendo in genere creature molto suscettibili e permalose, chiunque le abbia incontrate ha imparato a proprie spese a soppesare bene le parole prima di rivolgersi a loro, onde evitare di offenderle: ad un’offesa, infatti, possono reagire in modo molto dispettoso.
Inoltre, le Fate possono essere meravigliosi membri aggiunti ad una qualsiasi famiglia che le comprenda e le onori (per onorare s’intende il non catturarle o metterle in gabbia, e per comprensione il restare bimbi con la curiosità e il desiderio di imparare): una Fatina in casa non è mai una “schiava” degli umani, o una sorta di serva, non svolge i compiti quotidiani al posto degli abitanti della casa scelta né lavora per loro, ma può aiutare in casa, e qualunque aiuto venga da parte sua è dato come un regalo.
Le ore più propizie per vedere le Fate sono quelle del primo mattino quando il sole sorge, a mezzogiorno, le ore del crepuscolo quando scende la sera (in particolare quel momento, in primavera e in estate, appena prima che le ombre comincino ad allungarsi), e la mezzanotte. Le condizioni più favorevoli per vedere le Fate sono quindi la piena luce solare, la delicata luminosità della sera o dell’alba, oppure il bianco e lucente chiarore della Luna piena, anche se si ritiene che qualsiasi notte rischiarata dalla Luna sia propizia per vedere le Fate. I fuggevoli istanti dell’alba e del tramonto, quando il canto degli uccelli ci addolcisce il cuore e il mondo intero sembra cadere sotto un incantesimo, sono particolarmente fatati.
Anche la notte di Luna nuova e l’ultima notte della Luna vecchia che, come dice la leggenda, “dà l’addio alle isole incantate d’Occidente”, sono momenti di magia in cui è possibile vedere coloro che abitano nella Terra di Luce.

✧ Terra di Luce ✧

In questa Terra ci sono giardini, paradisi, animali, minerali… ed ogni cosa che sia reperibile su questa Terra, assolutamente ogni cosa, è viva e parla, ha una vita analoga a quella di ciascun essere vivente dotato di pensiero e parola. Gli Esseri di quella Terra corrispondono a ciò che sono qui, con la sola differenza che in quel luogo celestiale le cose sono permanenti, imperiture, immutabili. Il loro Universo non muore.
Così nella Terra di Luce, gli animali parlano. E parlano anche le pietre… Inoltre, ci sono molte specie di animali che non abbiamo mai visto sulla nostra Terra. Ogniqualvolta uno di noi tenta di avvicinarsi alla Terra di Luce, ecco che subito uno dei suoi abitanti gli si affretta incontro, ed è un alleato di incommensurabile benevolenza.
Noi stessi, in effetti, siamo parte della “terra celestiale”, perché il nostro omologo (sembianza o immagine vivente) vi esiste in un corpo di fibre luminose, fibre dotate di sottili, delicati prolungamenti (corpo astrale) che giungono ai confini del mondo verde. Questo «doppio vivente» è il «compagno di strada» di cui si parla negli insegnamenti feerici. Feerilandia è una dimensione parallela alla nostra, e siamo intimamente legati ad essa dalle fibre luminose che si irradiano dai nostri corpi di luce.
La teosofia identifica il Regno delle Fate con parte di un mondo spirituale di solito nascosto, che coesiste con il nostro mondo fisico. Secondo l’opinione dei teosofi la funzione primaria delle Fate è di assorbire il PRANA, o forza vitale, dal sole e di distribuirla al mondo fisico.
Così le Fate dei Fiori sono Spiriti della Natura perché forniscono il legame vitale tra l’energia solare e i minerali del suolo. Da certe Fate dipendono la struttura ed il colore dei fiori; altre lavorano sottoterra intorno alle radici; altre si occupano su un piano molecolare della crescita della cellula, ed altre ancora aiutano lo sviluppo dei regni minerale, vegetale e animale.
Il corpo delle Fate fa parte degli stati più sottili della materia fisica: quando sono visibili sono su un piano ETERICO (uno stato più sottile dello stato gassoso), e quando sono invisibili sono su un piano ASTRALE (uno stato ancora più rarefatto dell’Eterico). Possono cambiare stato a loro piacere, ma negli stati più fini sono visibili solo ai chiaroveggenti. Normalmente le forme di queste creature sono diverse e svariate, ma in genere si basano su una figura umana rimpicciolita, con un difetto od un’esagerazione negli arti o nelle sembianze.
Grazie alla natura eterica della sua struttura, una Fata può mutare dimensioni a volontà; se però normalmente è piccola, mantenere dimensioni maggiori per un certo tempo è una fatica notevole. Le energie che scorrono attraverso il corpo di una Fata provocano spesso la crescita di capelli fluenti e di grandi ali dai colori brillanti e cangianti. Le Fate non usano però questi vanni, per volare, in quanto possono muoversi attraverso l’aria e la materia a loro piacimento.
Chiudete gli occhi per un istante, e fate riposare la vostra mente nello spazio che precede il pensiero: in quello spazio, indicato negli insegnamenti come punto adimensionale e il cui simbolo è una quercia, c’è l’ingresso per la Terra di Luce. Prima che la mente spezzi il flusso dell’esperienza, prima che incaselli ogni dato sensibile nel suo vasto sistema di archiviazione, per un istante si manifesta lo scintillante Reame delle Fate…

✧ Accedere al Regno delle Fate ✧

Il Regno Feerico è situato in una dimensione parallela a quella umana, dimensione in cui vigono leggi spaziotemporali differenti dalle nostre. In quella dimensione il Tempo pare dilatarsi, od anche contrarsi, indefinitamente: pochi minuti trascorsi a danzare in un Cerchio delle Fate in loro compagnia, potrebbero rivelarsi anni nella nostra dimensione materiale. Viceversa, c’è chi racconta di aver vissuto per anni prigioniero nella dimensione Feerica, mentre è risultato assente per poche ore… In realtà, non ci è dato di saperlo se non sperimentandolo direttamente, poiché ogni esperienza è strettamente soggettiva.
Questa dimensione è affine al Piano Astrale, quel piano nel quale secondo la Tradizione Esoterica si manifestano le nostre emozioni e i nostri sentimenti, un piano più sottile di quello materiale tangibile e pertanto più prossimo, dal punto di vista umano, al Regno dello Spirito.
Un’altra caratteristica del Piano Astrale, o comunque del piano in cui regnano le Fate, è la sua sensibilità all’intenzionalità conscia ed inconscia. Meraviglioso, cangiante, luminosissimo, caratterizzato da paesaggi e dimore di bellezza indescrivibile, il Piano Astrale (quindi il Regno Fatato, o Feerico) può divenire cupo e terrificante alla vista di chi nutre in sé sentimenti violenti o distruttivi. Solo con la purezza nel cuore, con ferma volontà e scintillante fantasia sarete accettati nel Regno di Luce.
Tale caratteristica consente altresì ai suoi abitanti di cambiare a piacimento forma, sembianze e dimensioni. Colui che è mosso da energie psicocinetiche di creature minuscole che abitano nelle cavità del suolo, si riduce alle loro stesse dimensioni e cioè alle dimensioni del feto.
Le danze, i banchetti, la gioia alla quale partecipa rappresentano la vita del bambino non ancora nato, al quale tutto viene fornito magnificamente senza alcuno sforzo da parte sua. Nel ventre materno il tempo non esiste. È un concetto post-natale. Il non-nato percepisce al limite la propria crescita come una forma di tempo biologico, perciò il soprannaturale trascorrere del tempo nella Terra delle Fate è una caratteristica fetale.
Vi sono indubbiamente luoghi naturali che facilitano l’accesso al Regno delle Fate, ma ciò che conta per essere ammessi al cospetto di una Fata, è soprattutto una particolare disposizione d’animo. Per accedere al Regno Feerico infatti bisogna avere certi requisiti: leggerezza ed apertura di cuore, consapevolezza, intenzioni ferme, chiare e “limpide”, ovvero prive di secondi fini (soprattutto correlati al potere), presenza, stabilità.
Tali requisiti, che potremmo definire peculiari di un certo stato interiore, sono necessari per evitare di “inquinare” la loro delicata e sensibile dimensione, oltre che per evitare brutti incontri: non dimentichiamo infatti che il Regno Fatato ed i suoi abitanti, non possono evitare di restituire all’essere umano i suoi stessi sentimenti e stati d’animo amplificati…
È possibile che questi luoghi di Natura incontaminata, luoghi non soltanto di rara bellezza ma anche dotati di un’energia e di un magnetismo particolari, fossero e siano tuttora punti d’incontro facilitato tra le due dimensioni, quella umana e quella Feerica, “passaggi” accessibili solamente a quegli umani che hanno i requisiti necessari per avvicinarsi alle Fate senza urtarne la suscettibilità. Non possiamo dire se questi luoghi fungano in sé per sé da “portale dimensionale”, o se piuttosto agiscano indirettamente sull’uomo, facilitando l’accesso ad un particolare stato che permette di contattare la dimensione Feerica.

❈ La “Via delle Fate” ❈

“Via delle Fate” è, in realtà, una qualsiasi Via di Conoscenza o Via Spirituale che si rispetti, poiché ogni percorso che conduca allo Spirito, passa per i piani sottili abitati dalle Creature Feeriche. Ogni Via Spirituale dunque, dichiaratamente o meno, “attraversa” il Regno delle Fate, qualunque nome venga loro dato o in qualunque forma esse appaiano.
In qualsiasi percorso iniziatico, in qualsivoglia Via Spirituale autentica, che faccia cioè capo ad una tradizione salda, antica e “viva”, ovvero i cui Maestri si succedono in catene ininterrotte (di vie cosiddette spirituali “dell’ultima ora” ne esistono a bizzeffe, ma se non c’è una tradizione a sostenerle, esse si rivelano sentieri che non possono condurre molto lontano…), le creature del Regno Feerico sono in qualche modo menzionate. Creature che possono appartenere ad un elevato rango spirituale (visto che la loro dimensione rarefatta e sottile può avvicinarsi più di quella umana ai domìni dello Spirito), esse sono degne del più alto rispetto e possono essere senz’altro onorate e tenute in considerazione, ma non per questo devono divenire oggetti di culto da venerare al disopra di ogni cosa: il loro stesso potere viene da piani ancor più elevati, e l’aiuto che possono elargire agli esseri umani è vincolato e subordinato a Leggi Spirituali che non dipendono da loro direttamente, ma di cui loro possono solo essere esecutori, dietro Ordini Divini.
Pertanto, nonostante sia possibile percepire l’alleanza con il Regno Feerico e con gli Spiriti della Natura, non si può pretendere che le creature Feeriche siano tenute a risolvere i problemi umani “con la bacchetta magica”: se interagiscono con la dimensione umana, lo fanno rispettando un equilibrio, un disegno e soprattutto ordini superiori…
Per prepararci a questo passo è utile tener conto che vi sono giorni ed ore particolari, come sopraccennato, i quali sono d’aiuto ai “mortali” che cercano il Regno della Luce. Questi giorni e queste ore sono intrisi di vibrazioni magiche che assottigliano il velo tessuto tra il nostro mondo ed il loro, della nostra propensione ad aggrapparci alle cose materiali. Se intendete fare di questi giorni ed ore fatati un uso pratico, troverete utile celebrarli con una preghiera rituale alle divinità correlate alla vita delle Fate, come ad esempio Pan, il Dio dei Boschi, il guardiano spirituale delle Fate nel suo aspetto maschile, e i tre volti della Natura, ossia Diana, Artemide ed Aradia, ispiratrici del Popolo Fatato e, cosa più interessante, collegate alla nostra percezione e conoscenza di quel regno: i nomi di questi numi tutelali sono greci, ma essi appaiono anche nella mitologia celtica con le sembianze di Ahrianrad, la Dea delle Stelle, o Brigit la Dea della Luna, e la regina Aine (pronuncia “Oni”), la Dea delle Fate.
Accendete una candela per intonare la vostra preghiera, potete scegliere le parole che desiderate, non importa quali siano… ma ricordate sempre di mantenere un atteggiamento rispettoso e di formulare chiaramente nel cuore, nella mente e con le parole, la vostra richiesta di sviluppare la vista sottile. Inoltre, pur se all’inizio le Fate siano portate agli scherzi e magari mentre le cercate vi condurranno in un’allegra danza, è importante non farsi mai prendere dall’esasperazione o dallo sconforto, men che meno dall’impazienza. Le Fate sono un popolo antico e saggio, esse metteranno alla prova, anche in modo severo, il vostro senso dell’umorismo e la vostra buona volontà. Non si riveleranno mai a uomini di cattiva fede, con un brutto carattere o meschini, né concederanno ad essi la loro amicizia o dei favori: pertanto, se avete avuto una pessima giornata, rimandate la vostra ricerca a quando vi sentirete meglio, e non prendetevela per i loro scherzi, altrimenti non sarete in grado di sviluppare la vista sottile (o seconda vista).
Ricordiamo, che nessuno comincia un cammino spirituale o ne raggiunge il culmine da solo. Una verità, questa, che va fortemente sottolineata in antitesi all’individualismo. Al principiante può sembrare di essere solo, soprattutto all’inizio del viaggio, ma quando giunge alla fine capirà benissimo che non è stato assolutamente così. Nella Via Feerica noi riconosciamo la nostra interdipendenza fin dall’inizio, facendo appello ad ausiliari od alleati. Questi aiutanti rientrano in due categorie principali: esseri animali ed esseri fatati.
La nostra credenza che questi esseri siano separati da noi è un espediente concettuale, non già una verità metafisica. Si deve cominciare con gli ausiliari animali, ovvero «animali di potere» (animali Totem, come vengono chiamati nelle tradizioni sciamaniche). C’è stata molta confusione a proposito di ciò che queste creature rappresentino effettivamente. Possiamo dire, per darne una definizione preliminare, che corrispondono agli stessi esseri degli aiutanti spirituali dei nostri guaritori e medium occidentali, solo che appaiono in forma animale.
Perché accade questo? Per molte migliaia di anni la nostra società si è concentrata soprattutto sulla comunicazione tra gli esseri umani, quale strumento di apprendimento; basti pensare ai dialoghi di Platone, pietra miliare della filosofia occidentale, però altre genti, compresi i nostri antenati, hanno vissuto a lungo non soltanto più vicini di noi alla Natura, ma soprattutto in fruttuosa simbiosi con essa. Si potrebbe dire che prestavano orecchio alle voci della Natura, perciò, mentre le nostre guide sono sostanzialmente umane, le loro guide tendevano a manifestarsi in forma animale.
Pertanto, alla luce dell’attuale crisi ecologica, forse anche noi in Occidente dovremmo apprendere qualcosa di più dai nostri amici animali. La Via Feerica ci offre appunto tale opportunità, rivelando che un tempo la nostra cultura aveva un rapporto molto più stretto con il mondo naturale. Mettendoci in contatto con i nostri ausiliari animali, in realtà non facciamo che ricollegarci con le nostre radici più profonde. Siamo abituati a maestri spirituali quanto mai solenni, che pronunciano pie (e prolisse) omelie relative a concetti astratti come «amore» e «dovere». I maestri animali non sono così, come converrà chiunque conosca le bizzarrie del lupo ed il corvo, i «bricconi divini» dei Druidi: scherzano, fanno capriole e, soprattutto, insegnano mediante azioni simboliche anziché a parole.
Il vostro insegnante animale probabilmente vi offrirà una serie di visioni simboliche, spetta a voi coglierne il significato. Il maestro animale, maschile o femminile che sia, può anche condurvi a situazioni catartiche in cui paure e blocchi energetici vengono sciolti.

Materialismo e Spiritualità
“Spiritualità” è un termine di cui spesso si abusa, senza sapere necessariamente di cosa si parla… Troppo spesso sotto i termini come “ricerca spirituale” si cela un’insospettata sete di potere, o almeno il desiderio di sentirsi superiori a coloro che vivono magari senza filosofeggiare e per questo si giudicano “materialisti”, quando invece il materialismo è ben altro.
Possiamo considerare “materialistiche” tutte le tendenze all’attaccamento non solo a beni materiali, bensì anche ad una credenza, ad un atteggiamento o ad un ideale cosiddetto “spirituale”, attaccamento che in qualche modo costituisce un freno a quel cambiamento costante che garantisce sia il fluire della vita, sia l’espansione della coscienza verso i Regni dello Spirito.
Indubbiamente, per intraprendere un vero percorso, o Via Spirituale, bisogna essere pronti a spogliarsi di molte cose in cui ci s’identifica o s’identificano le sorgenti del proprio benessere. Non a caso, le iniziazioni alle Vie Spirituali, a qualunque cultura o tipo di religiosità e misticismo esse facciano capo, includono sempre un qualche rito di “morte e rinascita”.

Lo “stato del cuore”
Possiamo dire che il “luogo di incontro” con la dimensione Feerica è innanzitutto uno spazio interiore, un qualcosa che si schiude nell’Essere, permettendo l’accesso ad una dimensione della coscienza che sta al di là dello spazio e del tempo, e probabilmente anche al di là della vita e della morte così come umanamente si concepiscono. Tale spazio interiore è uno stato caratterizzato da:

  •     ღ profonda connessione con il cuore
  •     ღ fiducia (e/o fede…)
  •     ღ disponibilità, sincerità ed apertura
  •     ღ abbassamento della critica, ovvero ridimensionamento del senso critico
  •     ღ non giudizio
  •     ღ sentimenti ed emozioni positive e costruttive

Questo stato, che potremmo definire “stato del cuore”, “nutre” letteralmente le relazioni con i mondi leggeri ed impalpabili nei quali regnano le creature Feeriche ed operano gli Spiriti della Natura. Inoltre, ed è un effetto collaterale da non sottovalutare, coltivare e mantenere tale stato fa miracoli nell’ambito delle relazioni interpersonali umane.

Il campo del cuore
Di fatto è stata scientificamente rilevata l’esistenza di un campo elettromagnetico generato dall’attività del cuore, campo la cui ampiezza misurabile può arrivare ad un raggio di tre metri circa. Inoltre, alla luce dei più recenti studi scientifici nel campo della psico-neuro-endocrino-immunologia, sappiamo che il cuore è il regolatore di alcune attività cerebrali ed ormonali, in sostanza dell’attività dell’intero organismo.
Intervenire per modificare i parametri dell’attività cardiaca, modificando l’intero assetto psicofisiologico, è possibile, ed anche molto semplice pur richiedendo ingente impegno: occorre esercitare quell’intenzionalità cosciente, detta anche volontà, per mantenersi il più possibile presenti al cuore stesso e a ciò che il cuore prova.
Non a caso le Vie Spirituali appartenenti a varie tradizioni concordano nel definire il cuore “Porta di accesso al Divino”: attraverso una maggiore consapevolezza e presenza al proprio cuore, e attraverso la disponibilità, l’empatia e il non giudizio che derivano naturalmente da una tale connessione con esso, si possono più facilmente operare quelle “trasmutazioni emozionali“, che consentono di disinnescare le reazioni distruttive spesso automatiche, sostituendole con azioni costruttive consapevoli. Di conseguenza, poiché Fate e creature affini sembrano essere così sensibili tanto ai campi elettromagnetici quanto alle umane intenzioni, emozioni e sentimenti, nutrire e mantenere uno stato “di cuore” dovrebbe contribuire a facilitare gli “incontri ravvicinati” con abitanti della dimensione Feerica bendisposti.

Le Fate e la Trance ipnotica
La musica e le danze delle Fate sembrano esercitare un grande fascino ipnotico sugli esseri umani, che secondo le leggende vengono talvolta trascinati in una trance tanto profonda da durare anni e anni. Al di là di questo aspetto, tra i requisiti che caratterizzano lo stato privilegiato per accedere alla dimensione Feerica, l’abbassamento del senso critico figura anche tra le premesse che rendono possibile l’induzione alla trance ipnotica. L’ipnosi può essere un valido strumento per imparare ad attingere a risorse “nascoste” dentro di sé e cambiare stato mentale, facilitando l’approccio con quella dimensione interiore che sembra essere una delle porte d’accesso al Regno Feerico.
Sembra comunque che per evitare di divenire succubi o farsi letteralmente possedere da questo genere di creatura, sia bene “mettere a dieta” i Demoni, non appena si presentano assieme alle emozioni negative ad essi inevitabilmente associate. “Mettere a dieta” i Demoni significherebbe nutrirli con emozioni e sentimenti opposti a quelli di cui essi vorrebbero nutrirsi, e che ci inducono a produrre: pare che ciò li renda molto più arrendevoli e gestibili.

Angeli
In tutte le tradizioni spirituali e religiose si fa riferimento ai “Messaggeri Celesti”, intermediari tra i Piani Divini e l’umanità. La tradizione biblica fa riferimento, attraverso correnti cabalistiche, ad una gerarchia di 72 Angeli, o Geni Celesti, simboleggianti altrettanti Attributi Divini che è possibile invocare, ovvero “chiamare dentro se stessi”, per attingere alle risorse che ciascuno di essi porta in sé.
Secondo tale tradizione, alcune di queste Entità Celesti agirebbero tanto nell’uomo quanto in seno alla Natura, attraverso la mediazione degli Spiriti preposti ad essa.

D’Ombra e di Luce…
Per trasformare una zona d’ombra in luce non vi è che un modo: illuminarla. Sembrerà banale, ma non si può scacciare il buio se non portando luce (o accendendola…).
Ogni intenzione inconscia, cioè non consapevole, così come ogni emozione o sentimento distruttivi, sono “ombre”, aspetti del proprio “lato oscuro“. Quindi per vincere il “lato oscuro”, occorre sia portare alla luce ciò che ci muove inconsciamente, cioè coltivare la consapevolezza di sé, e sia operare continuamente per trasformare le proprie emozioni. Per far questo è utile imparare ad ancorarsi saldamente alle emozioni positive opposte a quelle che costituiscono i propri punti deboli.
Ad esempio, se l’emozione che costituisce la propria debolezza è la paura, l’emozione opposta potrebbe essere il senso di sicurezza o protezione. Coltivando nella propria vita esperienze che suscitino senso di sicurezza e protezione può aiutare, nel momento del bisogno, a richiamare più facilmente e rapidamente in sé tali sensazioni per mettere in fuga la paura. Certamente occorre allenarsi.

Trasmutazioni emozionali
Le emozioni positive e i sentimenti equilibrati possono essere una conquista, nel senso che è possibile (fortunatamente!), mediante un training opportuno, incrementare la propria intelligenza emotiva ed allenarsi alla gestione e trasmutazione dei propri stati interiori, conquistando autonomia e indipendenza dagli eventi esterni.
Troppo spesso si è dominati da reazioni automatiche inconsapevoli generate da schemi, abitudini, veri e propri “programmi” condizionanti appresi chissà quando ma non sempre funzionali. Il decondizionamento da tali schemi ed automatismi mentali, emozionali, comportamentali e spesso corporei, è un passo fondamentale nei percorsi che conducono alla consapevolezza di sé e alla “presenza”, percorsi comuni a tutte le Vie di Conoscenza che in qualche modo tendono alla realizzazione dell’Essere e della Spiritualità.

Dal Piombo all’Oro
Tale processo è assimilabile alla trasmutazione alchemica del Piombo in Oro, vale a dire la trasformazione di tutto ciò che è limite, zavorra e condizionamento, in opportunità e risorse.
Astrologicamente il Piombo è il metallo associato a Saturno, che simboleggia la struttura di personalità con la quale ci identifichiamo e ci manifestiamo nel mondo. L’Oro invece è il simbolo del Sole, associato all’essenza individuale e al cuore che, nelle varie tradizioni spirituali, è considerato la Porta di accesso al Divino.

La danza dei contrari
Come insegna Mago Merlino ne “La Spada nella Roccia” disneyana “…per ogni qua c’è sempre un là… per ogni su c’è sempre un giù… per ogni men c’è sempre un più… e questo il mondo fa girar…”
Sembra proprio che per intraprendere un percorso sensato in questo mondo, onde evitare di girare a vuoto, si debba imparare a destreggiarsi tra quelli che sembrano opposti irriducibili, coltivando un sano equilibrio.
Se lo scopo della vita è comprendere il Divino realizzando se stessi nello Spirito e liberandosi da quei limiti e condizionamenti che spesso confinano ad un livello infimo, sarà fondamentale cercare di espandere la propria coscienza.

La via dell’esperienza
In tale ricerca, l’esperienza sarà la prima, costante ed insostituibile Maestra, poiché senza esperienza non c’è vera conoscenza, né espansione di coscienza, né consapevolezza. Solo attraverso la sperimentazione dei contrari possiamo percepire il mondo, solo attraverso il riconoscimento degli opposti possiamo ricondurci all’Unità. Solo comprendendo (ovvero “prendendo dentro”, cioè riconoscendo) gli opposti dentro noi stessi potremo sperimentare la completezza: l’esistenza intera è volta a comprendere, per realizzare il Tutto nell’Uno.

✯ Tecniche per un contatto… ✯

Esistono tecniche per sviluppare la seconda vista, in pratica sarebbe quella che possiedono i sonnambuli, per poter avere un contatto con le Creature Fatate. Tutti gli uomini possono recidere il velo sottile che protegge i mondi, ma è utile, come in tutte le cose, un esercizio costante.
Praticate all’aperto o in una stanza, purché sappiate di non essere disturbati da nessuno per una mezz’ora almeno. Sdraiatevi sulla terra o per terra, chiudete gli occhi, iniziate un respiro lento e profondo, concentratevi sul respiro rilassandovi completamente. Sarebbe utile anche una buona musica di sottofondo. Lasciate andare la vostra mente, libera di percorrere sentieri immaginari, di visualizzare immagini che compaiono improvvisamente, non trattenetele, non ragionate… lasciate che esse si accavallino indistintamente e corrano, non pensate… lasciate fluire tutto ciò che vi compare, senza alcuna forzatura o freno. Senza pensieri.
Svegliatevi lentamente solo quando il vostro corpo sarà pronto. Potranno passare anche 10 minuti, non ha importanza. Appena la vostra coscienza sarà di nuovo attiva, annotate su un quaderno tutto ciò che avete visto.

Invocazione delle Quattro Stelle del Destino

Per questa invocazione è indispensabile disporre di una bussola per individuare i quattro punti cardinali. Una volta che vi sarete orientati, sedetevi al centro tra i quattro punti. Purificate il vostro spazio interiore mediante l’esercizio di visualizzazione.
Ora volgetevi ad Est. Siate consapevoli di una dolce brezza primaverile che spira da questa direzione, fragrante di tutti i profumi della stagione. Lasciate che accarezzi il vostro volto. Dite ad alta voce: Reul Near, stella dell’Est, dacci dolce nascita.
Pensate alla vostra nascita e alle sue circostanze. Pensate alle migliaia di esseri che in questo stesso giorno devono varcare il cancello dell’Est. Che genere di condizioni vi troveranno? Pensate anche alla vostra rinascita finale. Questo è il cancello, superato il quale, rientrerete nel mondo verde, quando sarà venuto il momento. Siate consapevoli di ogni germe di nuovi pensieri, di nuovi progetti, nella vostra coscienza. Fate che il vento primaverile spiri su di essi e vi avvolga con la sua fragranza.
Volgetevi poi a Sud, e sentite il caldo vento meridionale che carezza il vostro volto. Esso porta la fragranza di mille fiori dei prati estivi. Dite ad alta voce: Reul Deas, stella del Sud, dacci grande amore.
Pensate ad ogni momento della vostra vita in cui avete sperimentato amore in tutta la sua purezza e forza, magari l’avvolgente amore genitoriale dei vostri primi anni, o i travolgenti sentimenti della vostra prima infatuazione. Rivivete adesso l’ esperienza. Pensate anche ai molti esseri nel mondo verde (e in altri mondi), bisognosi di amore, che desiderano amore, che sono degni di amore. Fate in modo che il vostro amore si dilati fino ad incontrarli. Questo è il cancello del matrimonio e della maturità, e dunque pensate anche a queste cose. Tutto ciò che nella vostra vita desiderate che cresca e prosperi, dovrebbe essere accarezzato dal vento del Sud.
Dopo essere rimasti a Sud per un po’, volgetevi ad Ovest. Il vento occidentale è ricco dell’odore di foglie autunnali e di un lieve sentore di mare. Dite ad alta voce: Reul Niar, stella dell’Ovest, dacci un’età tranquilla.
Pensate alla vostra vecchiaia, che sia già con voi o che debba ancora arrivare. Pregando, pensate alla parola «tranquillo»: ogni essere di ogni mondo ha diritto ad un’età tranquilla. Pensate ai benefici che essa comporta. Per esempio, alla possibilità di volgervi alla vostra interiorità in tranquilla contemplazione. Qualsiasi situazione ed ogni creatura che durante la vostra vita abbia occupato un lungo periodo di anni, dovrebbero essere sfiorate dal salso sentore dell’Ovest.
Infine, volgetevi a Nord. Il vento qui è freddo, con una folata di fiocchi di neve. Dite ad alta voce: Reul Tuath, stella del Nord, dacci la morte.
Mettetevi senza paura di fronte alla vostra morte che verrà a voi dal Nord. Non siate sentimentali, ma affrontate la certezza che la vostra vita finirà. Pensate alle migliaia di esseri che abbandoneranno il mondo verde passando per il cancello del Nord, prima che questo giorno sia finito. Pensate agli incontri con la morte che avete avuto finora nella vita. Che cosa ne avete appreso? Qualunque situazione o persona da cui sentite il bisogno di affrancarvi, deve passare per il vento del Nord, purificatore e corroborante.
Questa meditazione sulla morte non è la conclusiva. Tornate a rivolgervi brevemente ad Est, mentre terminate la preghiera, quale pegno dell’inizio di un nuovo ciclo. Guardate tutti i semi di novità di cui avete bisogno per arricchire la vostra esistenza.
Rimanete per un po’ in silenzio. Non c’è bisogno di congedare i poteri del punto cardinale, più di quanto lo sia di distaccarvi, al termine della preghiera, dal Dio o dalla Dea. Non avete ordinato la loro presenza: avete fatto amicizia con il loro potere.

Per i rituali di contatto con gli Esseri Fatati visitare:
Spiriti della Natura, Come attirare le Fate e Rituali e Incanti Fatati

2 Risposte

  1. non o letto tutto per pigrizia ma quel poco che o letto e affascinante e rallegra il cuore vorrei costruirlo io un posto di fatato

    17 marzo 2013 alle 09:19

  2. Pingback: “Gli Occhi del Cuore” » Christine Kaminski

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