Miti della Creazione

I miti dell’origine”, o “miti della creazione”, rappresentano un tentativo di tradurre l’Universo in termini comprensibili all’uomo, e di spiegare l’origine del mondo.
Il racconto tradizionalmente più diffuso ed accettato che narra gli inizi del mondo, è quello riportato nella Teogonia (che è inoltre l’opera più antica sulla nascita degli Dèi) di Esiodo, ovvero il Mito Teogonico, ma alcuni altri miti rimangono ancora nella memoria, come quello pelasgico, omerico e via dicendo, di cui si riporta in questa pagina un breve accenno.

Story

★ Il Mito Pelasgico della Creazione ★

All’inizio Eurinomeº, Dea di Tutte le Cose, brillante e lattiginosa emerse nuda dal Caos (l’Abisso originario), e non trovò nulla di solido per posarvi i piedi: divise allora il mare dal cielo ed intrecciò una danza sulle onde.
Sempre danzando si diresse verso Sud, ed il vento che turbinava alle sue spalle le sembrò qualcosa di nuovo e di distinto, pensò dunque di iniziare con lui l’opera della Creazione. Si voltò all’improvviso, afferrò tale Vento del Nord e lo sfregò tra le mani, ed ecco apparire il gran serpente Ofione¹.
Eurinome danzava per scaldarsi, danzava con ritmo sempre più selvaggio finché Ofione, acceso di desiderio, avvolse nelle sue spire le membra della Dea e a lei si accoppiò. Ora, il Vento del Nord, detto anche Borea, è un vento fecondatore, infatti spesso le giumente, accarezzate dal suo soffio, concepiscono puledri senza l’aiuto di uno stallone. E così anche Eurinome rimase incinta.
Subito Essa, volando sul mare, prese la forma di una colomba e, a tempo debito, depose l’Uovo Universale. Per ordine della Dea, Ofione si arrotolò sette volte attorno all’uovo, finché questo non si schiuse e ne uscirono tutte le cose esistenti, figlie di Eurinome: il sole, la luna, i pianeti, le stelle, la terra con i suoi monti, con i suoi fiumi, i suoi alberi e con le erbe e le creature viventi.
Eurinome ed Ofione si stabilirono sul Monte Olimpo, ma ben presto Ofione irritò la Dea perché si vantava di essere il Creatore dell’Universo. Eurinome allora lo colpì alla bocca con un calcio, gli spezzò tutti i denti e lo relegò nelle buie caverne sotterranee.
La Dea poi creò le sette potenze planetarie, e mise a capo di ciascuna di esse un Titano ed una Titanessa²: Tia ed Iperione al Sole; Febe ed Atlante alla Luna; Dione e Crio al pianeta Marte; Meti e Ceo al pianeta Mercurio; Temi ed Eurimedonte al pianeta Giove; Teti ed Oceano a Venere; Rea e Crono al pianeta Saturno.
Il primo uomo fu Pelasgo, capostipite dei Pelasgi³; egli emerse dal suolo d’Arcadia, immediatamente seguito da altri uomini, ai quali Pelasgo insegnò come fabbricare capanne e come nutrirsi di ghiande e cucire tuniche di pelle, simili a quelle che ancora indossa la gente del contado nell’Eubea e nella Focide.

Note
º. Letteralmente: “vagante in ampi spazi”; era la Dea dell’epifania lunare. Il suo nome sumerico era Iahu (“divina colomba”), un appellativo che in seguito passò al Geova degli Ebrei.
¹. Detto anche Borea, è il serpente Demiurgo del mito ebraico o egiziano; in tempi antichi si credeva che i serpenti fossero l’incarnazione dei morti. Ciò sottolinea ancora di più l’inutilità che le figure maschili ricoprono in questo mito, incentrato totalmente sulla dea-donna.
². I Titani e le Titanesse ebbero il loro corrispondente in certe divinità dell’antica astrologia babilonese e palestinese, preposte ai sette giorni della sacra settimana planetaria. Quando Zeus divorò i Titani, racchiuse in sé tutte le forze planetarie.
³. I Pelasgi autoctoni arrivarono in Grecia dalla Palestina, ed il loro nome venne usato per indicare tutti gli abitanti pre-ellenici. Adottarono il nome di Danai quando Danao e le sue 50 figlie giunsero ad Argo. L’affermazione di Pausania, che Pelasgo fu il primo uomo vivente, conferma il sopravvivere della cultura neolitica in Arcadia fino all’epoca classica.

Crono sposò sua sorella Rea, a cui è sacra la quercia, ma era stato profetizzato sia dalla Madre Terra, sia da Urano morente, che uno dei figli di Crono lo avrebbe detronizzato. Ogni anno, dunque, egli divorava i figli generati da Rea: prima Estia, poi Demetra ed Era, poi Ade ed infine Poseidone.º
Rea era furibonda. Essa quindi partorì Zeus, il suo terzo figlio maschio, a notte fonda sul Monte Liceo in Arcadia, dove i corpi non proiettano ombra, e dopo averlo tuffato nel fiume Neda lo affidò alla Madre Terra. Costei portò Zeus a Litto, in Creta, e lo nascose nella grotta Dittea sulla collina Egea. Lì Zeus fu custodito dalla Ninfa dei frassini Adrastea e da sua sorella Io, ambedue figlie di Melisseo, e dalla capra Amaltea.¹ Il bimbo si cibava di miele e succhiava il latte di Amaltea in compagnia di Pan, suo fratellastro.
Zeus fu grato alle tre Ninfe per la loro bontà e, quando divenne Signore dell’Universo, immortalò tra le stelle l’immagine di Amaltea, come costellazione del Capricorno. Prese poi in prestito una delle sue corna, tanto grandi che parevano corna di mucca, e le diede alle figlie di Melisseno: il corno divenne così la famosa Cornucopia, o corno dell’Abbondanza, che trabocca di cibo e di bevande appena lo si desideri. Ma altri narrano che Zeus fu allattato da una scrofa, che egli si divertiva a cavalcare e che perse il cordone ombelicale ad Onafalio, presso Cnosso.
Attorno alla dorata culla di Zeus bambino, che era appesa ai rami di un albero affinché Crono non potesse trovare suo figlio né in cielo né in terra né in mare, montavano la guardia, armati, i Cureti figli di Rea. Essi battevano le spade contro gli scudi e gridavano per coprire i vagiti del piccolo, affinché Crono non potesse udirli nemmeno da lontano.²
Rea infatti, dopo il parto, aveva avvolto una pietra nelle fasce e l’aveva data a Crono, sul monte Taumasio, in Arcadia; Crono la inghiottì, convinto di divorare suo figlio. Col passare del tempo, però, Crono cominciò a sospettare la verità e si mise ad inseguire Zeus, che trasformò se stesso in serpente e le sue nutrici in orse: ecco perché brillano in cielo le costellazioni del Serpente e delle Orse.
Zeus crebbe tra i pastori dell’Ida, rifugiandosi in un’altra caverna; raggiunta la maturità si rivolse a Meti la Titanessa, che viveva presso il fiume Oceano, e Meti gli consigliò di recarsi da sua madre Rea e di chiederle che gli venisse affidato l’incarico di coppiere di Crono. Rea fu ben felice di aiutare il figlio a compiere vendetta, e gli fornì dunque l’emetico che, secondo il consiglio di Meti, egli doveva mescolare alle bevande di Crono. Crono, dopo aver molto bevuto, vomitò dapprima la pietra, poi i fratelli e le sorelle maggiori di Zeus. Essi balzarono in piedi illesi e, in segno di gratitudine, richiesero a Zeus di guidarli nella guerra contro i Titani, i quali avevano scelto il gigantesco Atlante come loro capo. Infatti ormai Crono non era più nel fiore dell’età.
La guerra durò dieci anni, ma infine la Madre Terra profetizzò la vittoria di suo nipote Zeus, se egli si fosse alleato con coloro che Crono aveva esiliato nel Tartaro. Zeus allora si avvicinò silenziosamente a Campe, la vecchia carceriera del Tartaro, la uccise, le tolse le chiavi e, dopo aver liberato i Ciclopi e i Giganti Centimani, li rianimò col cibo e le bevande degli Dèi.
I Ciclopi diedero a Zeus la folgore, arma invincibile; ad Ade un elmo che rende invisibile, e a Poseidone un tridente. I tre fratelli³ tennero poi un consiglio di guerra, Ade s’introdusse segretamente nella dimora di Crono per rubargli le armi e, mentre Poseidone lo minacciava col tridente per sviare la sua attenzione, Zeus lo colpì con la folgore.
I tre Giganti Centimani stritolarono sotto una pioggia di sassi i Titani superstiti, ed un improvviso urlo del Dio Pan li mise in fuga. Gli Dèi si lanciarono all’inseguimento. Crono e tutti i Titani sconfitti, ad eccezione di Atlante, furono esiliati nelle isole britanniche all’estremo Occidente (oppure, come altri dicono, nel Tartaro) sotto la sorveglianza dei Giganti Centimani, e non turbarono più la pace dell’Ellade.
Ad Atlante, come loro capo, fu riservata una punizione esemplare, doveva infatti sostenere sulle sue spalle il peso del cielo, mentre le Titanesse furono risparmiate, per intercessione di Meti e di Rea.
Zeus stesso pose a Delfi la pietra rigurgitata da Crono e la pietra è ancora lì, sempre unta d’olio e circondata da bioccoli di lana non tessuta.*

Note
º. Il falcetto di Crono (mito dell’Evirazione di Urano) veniva usato nel settimo mese dell’anno sacro di tredici mesi, per evirare la quercia recidendo il vischio, così come la falce rituale veniva usata per mietere il primo covone di grano; con questa cerimonia si dava inizio al sacrificio del re sacro identificato con Zeus o Crono. All’epoca a cui si riferiscono questi miti, però, i re sacri potevano promulgare il loro regno facendo sacrificare al loro posto un fanciullo ogni anno: per questo si narra che Crono divorasse i suoi figli per evitare di essere detronizzato.
¹. Amaltea significa “tenera”, ovvero che essa fu sempre una Dea vergine. Io fu un’orgiastica Dea Ninfa, mentre Adrastea (“colei a cui non sfugge”) era la Vegliarda oracolare dell’Autunno. Insieme formano la triade lunare. Più tardi, i Greci identificarono Adrastea con la Dea pastorale Nemesi; Io fu a volte rappresentata come una bianca giovenca in calore, nell’atto di allattare Zeus, ed Amaltea fu invece sempre una capra.
². I Cureti formavano la guardia del corpo del re sacro, e battendo le armi l’una contro l’altra dovevano scacciare gli spiriti maligni, durante le cerimonie rituali. Il loro nome, che fu interpretato dai Greci come “giovani dal capo rasato”, significava probabilmente “devoti a Ker o Car”, un appellativo molto diffuso per la triplice Dea.

³. Ade, Poseidone e Zeus in questo mito stanno probabilmente a rappresentare le tre invasioni elleniche, quella ionica, l’eolica e l’achea. I pre-ellenici adoratori della Dea Madre finirono con l’essere sopraffatti dagli Achei. I primi capitani ellenici che divennero i re sacri nel culto della quercia e del frassino, presero gli appellativi di “Zeus” e “Poseidone”, e furono costretti a morire al termine del loro regno. La vittoria degli Achei mise fine a questi sacrifici.
*. Il monte Liceo che si trova a Delfi fu una delle antiche sedi del culto di Zeus. Un sacrificio di fuoco veniva offerto probabilmente su quel monte quando gli esseri non proiettano ombra, cioè a mezzogiorno del solstizio d’estate. Ma Pausania aggiunge che mentre in Etiopia gli uomini non proiettano ombra quando il sole è nella costellazione del Cancro, sul monte Liceo questa condizione si verifica sempre. Può darsi che facesse dell’ironia, infatti chiunque varcasse il recinto sacro che era lì posto doveva morire, e si sa che i morti non proiettano ombra.

★ Il Mito Omerico ed Orfico della Creazione ★

Certuni dicono che tutti gli Dèi e tutte le creature viventi, nacquero dal fiume Oceano che scorre attorno al mondo, e che Teti fu la madre di tutti i suoi figli.º
Gli orfici dicono invece che la Notte dalle ali nere, che s’impone persino sul rispetto di Zeus, fu amata dal Vento e depose un uovo d’argento nel grembo dell’Oscuritಠe che Eros, chiamato anche Fanete¹, nacque da quell’uovo e mise in moto l’Universo.
Eros fu un ermafrodito dalle ali d’oro, e poiché aveva quattro teste di volta in volta ruggiva come un leone, muggiva come un toro, sibilava come un serpente o belava come un ariete.
La Notte, che chiamava Eros col nome di Ericepeo¹ e di Fetonte Protogeno, visse con lui in una grotta ed assunse il triplice aspetto di Notte, Ordine e Giustizia. Dinnanzi a quella grotta sedeva l’inesorabile madre Rea che, battendo le mani su un bronzeo tamburo, costringeva gli uomini a prestare attenzione agli oracoli della Dea³.
Fanete creò la terra, il cielo, il sole e la luna; ma la triplice Dea imperò sull’Universo, finché il suo scettro non passò nelle mani di Urano.

Note
º. Il mito omerico è una versione leggermente modificata del mito pelasgico, poiché Teti regnava sul mare come Eurinome, ed Oceano avvolgeva l’Universo a somiglianza di Ofione.
¹. Ericepio, Fanete e Fetonte Protogeno: rispettivamente “colui che si nutre d’erica”, “il rivelatore” e “il lucente primogenito”.
². L’Uovo argenteo della Notte simboleggia la luna, poiché l’argento era il metallo lunare.
³. Il Dio è una ronzante ape celeste. L’alveare infatti fu preso a modello della repubblica ideale, e convalidò il mito dell’Età dell’Oro di Esiodo, quando il miele stillava dagli alberi. Il bronzeo tamburo di Rea echeggiava per impedire alle api di sciamare disordinatamente e tenere lontani gli spiriti maligni; con lo stesso scopo, nelle religioni misteriche, si facevano roteare i rombi.

★ Il Mito Olimpico della Creazione ★

All’inizio di tutte le cose, la Madre Terra emerse dal Caos e generò nel sonno suo figlio Uranoº. Dall’alto delle montagne Urano guardò la Dea con occhio amoroso e versò piogge feconde nelle sue pieghe segrete, ed essa generò l’erba, alberi e fiori, unitamente alle belve e agli uccelli. Quelle stesse piogge fecero poi scorrere i fiumi e colmarono d’acqua i bacini, e così si formarono laghi e mari.
I primi figli della Dea con aspetto quasi umano, furono i “giganti dalle cento braccia”: Briareo, Gige e Cotto¹. Poi apparvero i tre feroci Ciclopi monocoli, costruttori di mura e fabbri ferrai, che si stabilirono prima in Tracia e poi in Creta e Licia; Odisseo incontrò i loro figli in Sicilia. I loro nomi furono Bronte, Sterope ed Arge, e le loro ombre vagano nelle caverne del Vulcano Etna da quando Apollo li uccise per vendicare la morte di Asclepio².
I Libici tuttavia, sostengono che Garamante nacque prima dei giganti dalle cento braccia e che, quando balzò fuori dalla pianura, offrì alla Madre Terra un sacrificio di ghiande dolci.

Note
º. Urano, “cielo”; il suo nome, in greco, è la forma maschile di Ur-ana (“regina delle montagne”, “regina dell’estate”, “regina dei venti” o “regina dei bufali”).
¹. Il nome Gige (“nato dalla terra”) ha anche un’altra forma, gigas (“gigante”), e nel mito i giganti sono associati alle montagne settentrionali della Grecia settentrionale. 
Briareo (“forte”), era anche chiamato Egeone (nell’Iliade), ed il suo popolo fu pertanto quello dei Libio-Traci. Cotto fu l’avo dei Cotti che si diffusero in tutta la Tracia e in tutta l’Europa nord-occidentale. Queste tribù vennero dette “dalle cento braccia” forse perché le loro sacerdotesse si riunivano in gruppi da cinquanta, o perché i loro soldati combattevano in gruppi da cento.
². Sembra che i Ciclopi in origine fossero un’associazione di fabbri, che avevano tatuati sulla fronte dei cerchi concentrici in onore del sole, fonte del fuoco che alimentava le loro fornaci; vengono descritti monocoli anche perché, spesso, i fabbri ferrai si coprono un occhio con una benda per ripararlo dalle scintille. In seguito i mitografi si dimenticarono della loro vera identità e modificarono la leggenda.

★ Due Miti Filosofici della Creazione ★

Taluni dicono che prima vi furono le Tenebre, e dalle Tenebre emerse il Caos. Da un’unione tra le Tenebre e il Caos nacquero la Notte, il Giorno, Erebo e l’Aria. Da un’unione tra la Notte ed Erebo nacquero il Fato, la Vecchiaia, la Morte, l’Assassinio, la Continenza, il Sonno, i Sogni, la Discordia, la Miseria, l’Ira, la Nemesi, la Gioia, l’Amicizia, la Pietà, le Tre Moire e le Tre Esperidi.
Da un’unione tra l’Aria e il Giorno nacquero la Madre Terra, il Cielo e il Mare. Da un’unione tra l’Aria e la Madre Terra nacquero il Terrore, la Destrezza, la Collera, la Lite, il Giuramento, la Vendetta, l’Intemperanza, l’Alterco, il Trattato, l’Oblio, la Paura, il Valore, la Battaglia; ed anche Oceano, Metide e gli altri Titani, Tartaro e le tre Erinni o Furie. Da un’unione tra la Terra e il Tartaro nacquero i Giganti.
Da un’unione tra il Mare e i suoi Fiumi nacquero le Nereidi. Non esistevano però uomini mortali, finché Prometeo, figlio di Giapeto, con il consenso della Dea Atena, non li formò ad immagine e somiglianza degli Dèi, impastando la creta con l’acqua del Panopeo, fiume della Focide, ed Atena soffiò la vita.
Altri dicono che il Dio di Tutte le Cose (chiunque egli fosse, poiché taluni lo chiamano Natura, per altri è il Dio cristiano), apparso improvvisamente nel Caos, separò la terra dal cielo, le acque dalla terra e la parte superiore dell’aria dall’inferiore. Dopo aver separato l’uno dall’altro anche gli elementi, li dispose nell’ordine che ancora oggi si osserva. Divise la terra in zone, alcune molto calde, altre molto fredde, altre temperate; la modellò in pianure e montagne, la rivestì d’erba e d’alberi. Sopra di essa pose il firmamento scintillante di stelle, ed assegnò la direzione ai quattro venti.
Popolò inoltre le acque con pesci, la terra con animali, il cielo con il sole, la luna e i cinque pianeti. Infine creò l’uomo che, unico fra tutti gli animali, alza il volto verso il cielo ed osserva il sole, la luna e le stelle, a meno che non sia vero che Prometeo, figlio di Giapeto, abbia modellato il corpo dell’uomo con acqua e creta e che, certi vaganti elementi divini sopravvissuti alla Prima Creazione, gli abbiano infuso l’Anima.

★ Il Mito Teogonico della Creazione ★

Sull’Olimpo, sede effettiva delle divinità dell’Antica Grecia, vivevano molti Dèi, semidei ed eroi. Il Padre degli Dèi, unanimemente riconosciuto, era Zeus (Giove). Egli, però, è risaputo, non fu la prima divinità a venire alla luce, ma fu preceduto da molte altre che erano la rappresentanza dei fenomeni naturali.
Esiodo, è bene ricordarlo, è il primo scrittore greco sulla cui vita si hanno notizie certe ed è fonte molto autorevole per quanto riguarda l’origine degli Dèi. Scrittori e fonti successive danno notizie diverse o addirittura contrastanti che ingenerano confusione nella mente di chi si accosta all’argomento, ed è facile smarrirsi nell’affollato Paradiso Greco.
Tutto cominciò con il Caos, un enorme ed indistinto nulla. Dal vuoto del Caos nacquero Erebo (l’Oltretomba) e la Notte. Da questi due ebbero vita l’Etere e il Giorno. Ed apparve Gea (la Terra) con alcune altre divinità primordiali, Eros (l’Amore) e l’Abisso (il Tartaro).
Gea, senza la collaborazione di alcuna figura maschile, generò Urano (il cielo), che una volta nato la fecondò. Dalla loro unione per primi nacquero i Titani, sei maschi e sei femmine: Oceano, Ceo, Crio, Iperione, Giapeto, Teia, Rea, Temi, Mnemosine, Febe, Teti e Crono. Poi nacquero i monocoli Ciclopi (Bronte, Sterope e Arge) e gli Ecatonchiri (Briareo, Gige e Cotto) dalle cento mani.
Su istigazione della madre, Crono evirò suo padre Urano e prese il suo posto. Il sangue di Urano mutilato, cadendo, fecondò Gea dando vita alle Erinni, ai Giganti e alle Ninfe. Il membro mutilato di Urano cadde in mare e dalla schiuma sorta intorno ad esso, nacque Afrodite che, quindi, sarebbe una divinità addirittura anteriore allo stesso Zeus.
Oceano e Tetide generarono i fiumi e le Oceanine. Coio e Febe misero al mondo Latona ed Asteria. Giapeto, unito all’Oceanina Climene, procreò Atlante, Menezio, lo scaltro Prometeo ed il mentecatto Epimeteo (causa di tutti i mali che affliggono l’uomo).
Iperione e Tea diedero vita ad Elio, Selene ed Eos. Da Crono (unito a Rea) nacquero Estia, Ade (Plutone), Poseidone (Nettuno), Era (Giunone), Enosigeo, Demetra ed infine Zeus (Giove), che lo spodestò.
Alla fine della Titanomachia, Gea, unita al Tartaro generò il mostruoso Tifone che si mosse per punire gli Dèi Olimpici, responsabili di aver imprigionato i Titani e gli altri figli di Gea.
Zeus, poi, fu davvero il Padre degli Dèi. Suoi figli, infatti, erano Athena, Apollo ed Artemide, Efesto, Ermes, Dioniso, Ares, Persefone, le Ore, le Grazie e le Muse. Zeus, inoltre, ebbe figli (eroi e semidèi) da donne e divinità minori: Eracle (da Alcmena, moglie di Anfitrione), i gemelli Dioscuri Castore e Polluce (da Leda, moglie di Tindaro), Eaco (dalla Ninfa Egina), Epafo (da Io), Endimione (dalla Ninfa Calice), Minosse e Radamanto (da Europa).
Gli Olimpi si sposavano tra di loro (tra le coppie più conosciute abbiamo Zeus ed Era, Ade e Persefone, Efesto ed Afrodite) e tra di loro trovavano i propri amanti (ad esempio Ares ed Afrodite). Essi, però, non disdegnavano i mortali, sia come coniugi (ad esempio Tetide sposa il mortale Peleo generando Achille) sia come amanti (da Afrodite ed il mortale Anchise nasce Enea).
Fu così che si diede vita ad un Olimpo davvero affollato, ed alla meravigliosa Mitologia Greca.

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